domenica 10 maggio 2015

Genova - fine 1800 espansione a levante




Nel 1874 i "recalcitranti" comuni limitrofi furono annessi al comune di Genova che ebbe così a disposizione le aree necessarie alla propria espansione.

L'area più appetibile perchè pianeggiante ed immediatamente disponibile era la piana del Bisagno dal ponte di s. Agata alla Foce.   Già il comune della Foce, prima dell'annessione, aveva tracciato la Via della Libertà ed aveva iniziato la sua edificazione.

Era l'area di esondazione naturale del Bisagno, come numerose innondazioni avevano già insegnato ma, stranamente, questa realtà incontestabile all'epoca non preoccupava nessuno dei responsabili di allora, che presero a studiare il modo "migliore" di riempire l'area di edifici.

Vennero prodotti e bocciati numerosi piani e progetti, finchè il 20 giugno 1877 venne approvato il "Piano Regolatore e di ampliamento della città di Genova nella parte piana delle frazioni suburbane"
fonte di tutte le alluvioni passate e future.
Un piano speculativo, demenziale, fors'anche criminale che ha disposto la costruzione della piana alluvionale del Bisagno in barba a tutte le esperienze di alluvioni che fino ad allora avevano tormentato la zona.
Per aumentare la superficie edificabile si sono anche ristretti gli argini del torrente, ed invece di tenere l'edificato (strade incluse) all'altezza di via Minerva, hanno pensato bene di abbassare questa via , che anni prima era stata costruita in posizione elevata di 2,5 metri rispetto alla piana circostante apposta per evitare di essere allagata in caso di piena.

ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP


Ed ecco l'abbassamento di Via Minerva, nel 1896, per portarla al livello della piana circostante.

da:  Album Fotografico di Genova Antica -  edit. Mondani


Non è da credere che il famigerato piano regolatore del 1877 fosse il peggio che le autorità di allora potessero approvare.
L'architetto Riccardo Luccardini ha pubblicato numerosi interessanti documenti a questo proposito nel suo libro "Albaro e la Foce - Genova - Storia dell'espansione urbana del Novecento". Dai polverosi archivi comunali sono usciti progetti ben peggiori, per fortuna non adottati, come i due che seguono.
Il primo, partorito negli uffici comunali nel 1874, prevedeva di spostare ad occidente il corso del Bisagno con una curva accentuata che lo avrebbe portato a sboccare sotto la chiesa di San Pietro. Questo avrebbe permesso di costruire palazzi di pregio anche sull'attuale alveo, area più "appetita" rispetto alla "sponda opposta", in quanto "contigua" al centro della città.
Si sarebbe comunque arginato il torrente nella stessa misura del corso attuale che (chissà con quale criterio) veniva considerata sufficiente.


ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP


Ma il progetto che secondo noi era il peggiore, è venuto fuori nel 1905. Prevedeva di canalizzare il Bisagno in 8 canali mediante muri paralleli di cemento armato destinati a sostenere la copertura del torrente e la costruzione dei palazzi sovrastanti (i palazzi costruiti sopra al torrente).
L'alveo utile sarebbe stato così ridotto a meno di 60 metri .........
Ancora era "l'avidità" di costruire in quel punto a muovere la "fantasia" degli architetti.

ALBARO E LA FOCE - Genova storia dell'espansione urbana del Novecento - di  R.Luccardini -  ed.  SAGEP



mercoledì 6 maggio 2015

L'Albergo dei Poveri di Genova





Fino al 1652  la carità pubblica a Genova si avvaleva di numerose associazioni benefiche sparse per la città,  che si occupavano degli indigenti, sani e malati, ciascuna a seconda delle finalità stabilite dai lasciti dei fondatori e/o principali benefattori delle associazioni stesse.

L'amministrazione pubblica, che in parte contribuiva ai bilanci di varie associazioni, specie quando pubbliche calamità e carestie aumentavano il numero dei bisognosi, avvertiva l'esigenza di razionalizzare, per quanto possibile, la gestione di queste attività filantropiche, unificandone la gestione.

Per questo la proposta di Emmanuele Brignole, di costruire un edificio adatto ad ospitare la maggior parte dei bisognosi, provvedere all'istruzione dei minori, avviare al lavoro gli ospitati secondo le singole attitudini e possibilità, incontrò l'approvazione del Senato nel 1652.

L'area fu individuata al di fuori delle mura cinquecentesche, nella valle del rio Carbonara, una zona allora di scarso pregio edilizio e ben lontana dal centro cittadino.
Furono acquistate "tre ville rustiche" ed i terreni circostanti e nel 1656 si mise mano all'opera con la posa della prima pietra e la costruzione del vasto terrapieno di contenimento, perpendicolare al corso della valle.  Nelle ville rustiche vennero da subito ospitati dei bisognosi, che vennero utilizzati come manodopera non specializzata in ausilio alle maestranze professionali.

Nella nostra mappa vediamo l'Albergo dei Poveri nel 1846 ancora fuori dalle mura. Rispetto alla viabilità attuale mancano la parte bassa di via Brignole De Ferrari e via Polleri e l'Albergo è raccordato con l'Annunziata solo dall'attuale via Bellucci.

Carta Topografica della Città di Genova ed. Grondona 1846 - di proprietà degli autori



Purtroppo, appena iniziati i lavori iniziò una epidemia di peste che ritardò le operazioni e rischiò di mandare tutto a monte, anche per una sopravvenuta mancanza di fondi, destinati in quei giorni ad emergenze più gravi. Si dice che si dovette persino utilizzare il terrapieno in costruzione come fossa comune per circa 10.000 cadaveri di appestati.

Finita la pestilenza nel 1657 i lavori ritrovarono lena in quanto , di tasca propria, E.Brignole finanziò l'opera con 100.000 lire dell'epoca.  Nello stesso anno venne deciso di erigere una chiesa in onore della Madonna, Patrona della Città come ringraziamento per il cessato pericolo. Allo scopo avvenne una raccolta pubblica di fondi ed anche a questa il Brignole contribuì sostanziosamente. Venne stabilito che la chiesa, intitolata all'Immacola Concezione sarebbe stata costruita al centro dell'Albergo dei Poveri.

L'edificio fu più volte ampliato nei secoli successivi, in particolare nel 1677, nel 1689, nel 1702 e solo nel 1835 assunse l'attuale aspetto.
L'Albergo, a pieno regime, ospitava dai 1600 ai 1800 assistiti  di cui circa la metà in grado di espletare lavori utili di pulizia e manutenzione dell'edificio o impiegati nelle manifatture tessili ed artigiane all'interno dell'edificio stesso.


Soprattutto nei primi anni della costruzione, l'Albergo fu utilizzato anche per altri scopi, specie durante il bombardamento navale della flotta francese nel 1684, quando vi si rifugiarono i rappresentanti della repubblica genovese trasferendo provvisoriamente all'interno dell'edificio gli antichi e pregiati beni pubblici genovesi quali il  Tesoro di S.Lorenzo e le ceneri di S.Giovanni Battista.

Nel 1672 vi furono alloggiati circa 2000 prigionieri savoiardi e nel 1746 ben 4000 prigionieri austriaci.

Il frontale del palazzo era decorato da un affresco di G.B.Carlone, ormai illeggibile.
Qui una immagine di fine 1600

da: Genova Antica e dntorni  -  ed.  Mondani


ancora da circa la stessa prospettiva, nel secolo successivo

da:  GENOVA SCOMPARSA  -   ed. MONDANI




Via Brignole De Ferrari  con l'Albergo dei Poveri

da:   GENOVA SCOMPARSA -  ed. MONDANI

Negli anni 1990, smessa la sua funzione di ricovero, l'edificio è stato affidato alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova che lo ha già parzialmente occupato mentre  sta continuando a restaurarlo.

Ed ecco come si presenta l'edificio a maggio 2015:

La facciata con lo stemma cittadino



L'interno della chiesa ripreso dal sottotetto




L'altare scolpito da Francesco Schiaffino, è sormontato dalla statua una statua dell' Assunta dello scultore Pierre Puget di Marsiglia

.

Particolare della statua dell'Assunta




La cupola sopra l'altare





Il soffitto rifatto in legno con copertura in ardesia.




Cortile interno, si vede la parete esterna della chiesa e la cupola.





La nuova Biblioteca Universitaria.





Il complesso dell'Albergo disegnato da Michele Poggi in una stampa della seconda metà del 1600.
Si vedono in basso le mura cinquecentesche della città sul cui angolo destro vediamo due cannoni, originariamente destinati a proteggere la vicina porta della città........poi lasciati lì forse a monito per gli "ospiti" dell'Albergo.




Ed ora il ritratto di Emanuele Brignole (che indica con la mano l'Albergo dei Poveri) eseguito da Bernardo Carbone.  (Emanuele Brignole, rifiutando ogni onore postumo, volle essere sepolto sotto una lapide anonima nella corsia degli uomini).



Queste foto sono state scattate dagli autori il 17-5-2015 nel corso di una visita guidata alla parte già restaurata del  complesso.



domenica 3 maggio 2015

Via Assarotti , Corvetto e Manin




Sembra un controsenso, ma la costruzione di via Assarotti è antecedente a quella delle due piazze poste alla sua estremità: piazza Corvetto e Piazza Manin.

Passi per Piazza Manin, posta il alto perchè, venendo dal centro, bisogna percorrerere via Assarotti per arrivarci.... ma, Piazza Corvetto.... ?? 
Beh, quando è stata contruita via Assarotti piazza Corvetto non c'era ancora.

Andiamo allora a vedere il perchè, andando un pò indietro nel tempo e troviamo la nostra solita cartina  topografica del Grondona del 1846.  Vediamo che la Passeggiata dell'Acquasola era stata prolungata fino alla Villetta DiNegro, seguendo il tracciato delle mura cinquecentesche. Circa a metà di queste mura due scalinate convergenti in discesa conducevano ad una porta (sotterranea) che dava accesso all'esterno. Più a monte c'erano solo due crose costeggiate da rare case rurali, che portavano alla porta di S.Bernardino aperta nelle mura del seicento.
In effetti la costruzione delle mura seicentesche non aveva portato ad un ampliamento della città edificata, che era rimasta compressa nel perimetro delle mura precedenti fino a metà 1800, con l'unica eccezione dell'Albergo dei Poveri, in corso Carbonara.

Anche via Roma non è segnata nella cartina, infatti verrà realizzata tra il 1866 ed il 1867, mentre i lavori per la costruzione di via Assarotti iniziano nel 1848, dopo una "gestazione" di 23 anni dal primitivo progetto del Barabino del 1825.

Carta Topografica della Città di Genova ed. Grondona 1846 


Veduta del 1870 dalla villetta DiNegro verso l'Acquasola.
Al centro sullo sfondo l'Acquasola con al centro villa Serra (con torretta) ancora esistente.
La passeggiata in primo piano è la parte  demolita per far posto alla piazza .
A destra il centro città,  a sinistra la parte a monte.

Cartolina non circolata (ristampa di Mangini)




La muraglia con il "prolungamento" dei giardini dell'Acquasola resistette fino al 1875 quando uniziarono i lavori di spianamento, terminati nel 1877, che diedero luogo alla creazione della piazza Corvetto.
Nella foto che segue (1873ca) vediamo due particolari ormai scomparsi:
1) Sul fondo il muraglione con i giardini occupa ancora il posto della futura piazza Corvetto
2) A metà della strada vi sono due rampe, ora scomparse, che coprivano il sifone dell'acquedotto che all'epoca percorreva questo tratto. In un primo tempo l'acquedotto ebbe un percorso provvisorio passando sopra la strada all'altezza della sommità delle due rampe. In un secondo tempo le acque vennero incanalate in un sifone in tubi di ghisa che passavano sulle rampe e sotto via .Assarotti.
In seguito, con la realizzazione della Circonvallazione a Monte, l'acquedotto fu deviato su questo nuovo percorso e le due rampe furono smantellate.

v. Assarotti da LA CIRCONVALLAZIONE A MONTE di R.Luccardini -  ed. SAGEP


Qui vediamo via .Assarotti dalle mura dei giardini, non ancora smantellati.
Sullo sfondo il muraglione di piazza Manin.

v. Assarotti 1873ca - da LA CIRCONVALLAZIONE A MONTE di R.Luccardini -  ed. SAGEP
La strada è stata costruita in due tronconi successivi con la carreggiata a ciotoli ed i marciapiedi in lastre di arenaria (il tratto superiore è stato collaudato ed aperto al traffico nel 1861). Ma la parte bassa si è danneggiata già nei primi anni, a causa del passaggio continuo dei pesanti carri, con le ruote cerchiate in ferro, che portavano in giù materiale di sterro ed in su materiali da costruzione. Così, nel 1869, è stato necessario rifare la carreggiata centrale della parte bassa con lastre di pietra mentre sui lati è rimasta la pavimentazione a ciotoli. La parte alta, più recente e meno trafficata è rimasta interamente a ciotoli, così al tempo delle foto (1870/75) la via si presentava contemporaneamente con due tipi di pavimentazione diversi.



Una immagine più tarda (1890ca) da una cartolina di J.Neer ci mostra anche la chiesa della Immacolata Concezione, edificata dopo numerose diatribe in Consiglio Comunale in quanto il piano regolatore prevedeva solo "edifici di civile abitazione" e fu necessario un nuovo "Regio Decreto" emesso nel 1856 per permetterne la costruzione.

v. Assarotti da LA CIRCONVALLAZIONE A MONTE di R.Luccardini -  ed. SAGEP



Ed ecco piazza Corvetto, (nel periodo dal 1877 al 1886) quasi simile a come la vediamo oggi; manca il monumento equestre e le aiuole sono diverse ma i muraglioni sono spariti ed ora via Roma e via Assarotti sono in asse, con un colpo d'occhio stupendo.

Cartolina non circolata -  edit. Dossi e Bolognini


E piazza Manin? arriva anche lei da buona ultima.  La vediamo nella foto che segue, un pò "grezza" e non finita e non pavimentata.  Dalla grandezza degli alberi sembrerebbe sia stata appena piantumata.
Eppure l'abbiamo presa dal Bollettino Municipale del 1929... senza didascalie. Ve la  "vendiamo" col beneficio del dubbio come ultimo decennio del 1800.  Se ci sbagliamo ci correggerete.

 da LA GRANDE GENOVA - BOLLETTINO MUNICIPALE 1929


Dalla grandezza degli alberi si direbbe che questa foto è nettamente posteriore alla precedente. Guarda verso via Assarotti e mostra l'ultimo palazzo di via Assarotti in costruzione. Di questo palzzo non abbiamo la data di costruzione ma siamo sicuri che risalga a dopo il 1895 (data di un documento in cui si "liberava" il terreno per la costruzione.

da "Genova scomparsa" edito da Mondani





venerdì 1 maggio 2015

Resti romani e medioevali ai Giardini Luzzati



Il 1° Maggio abbiamo visitato il cantiere archeologico dei Giardini Luzzati, che è stato aperto ad una visita pubblica dalla Sopraintendenza ai Beni Archeologici di Genova, in collaborazione con il Comune di Genova (proprietario del sito).

Si è trattato di una visita guidata, a gruppi di una trentina di persone  per volta e si è avvalsa delle interessanti e circostanziate spiegazioni del personale della Sopraintendenza.
Nonostante la giornata piovosa c'è stato un gran concorso di folla, che si è assiepata all'entrata in attesa del proprio turno.





Riportiamo il testo che segue dal sito ufficiale del comune di Genova mentre le (poche) foto sono fatte da noi.


Le fasi dei ritrovamenti archeologici

La più antica
Muro rettilineo (30 metri) con contrafforti e due facce a vista in corsi regolari e riempimento in scaglie di pietra legato da malta poco tenace; l’intonaco sul lato esterno era del tipo  indicato da Vitruvio come rivestimento per cisterne e vasche e su un lato non aveva altri muri, ma le tracce di un fossato. Si presume sia riferibile a una struttura legata alla raccolta delle acque e alla loro conservazione: i materiali nella sua fossa di fondazione lo datano a un periodo tra I aC e I dC. Il muro si perde alle due estremità perché distrutto da costruzioni moderne.




Fase due
Muro ellittico conservato per circa 70 metri con una soglia fiancheggiata da due pilastri. Interpretato come anfiteatro con un ipotetico sviluppo verso salita Re Magi. Avrebbe dovuto avere assi di 40 x 60. Costruito a corsi regolari legati da malta tenace  fondazioni spesse 95 cm.  alzato conservato per un massimo di 1.20 e con spessore di cm 60.
La faccia intera era rivestita di intonaco bianco Alla base del muro una serie di buche di palo poste ad intervalli regolari  Databile al I secolo dC e cade in disuso tra la fine del III e gli inizi del IV secolo.






Terza fase
Collasso e flessione del muro ellittico per pressione del muro retrostante e rottura della parte alta del muro rinvenuta nell’arena; nei conoidi di frana resti di intonaci colorati del I secolo dC.






Tra il IV e V secolo l’area cambia funzione e vi viene costruito un pozzo con tecnica preantelamica e colmato nel XV sec. Le fasi successive sembrano indicare un impaludamento dell’area fino al XI secolo e dilavamenti quando i documenti parlano dell’area di S Donato e dei Balnea Sancti Donati (info datata 1286).






Quarta fase secoli XII e XIII
La città si espande e i quartieri abitativi interessano anche quest’area con la costruzione di 13 cisterne e cantine. Nella copertura di una canaletta un’epigrafe funeraria di suor Magdalena morta nel 1679.