mercoledì 11 gennaio 2017

Il Santuario di N.S. della Vittoria.









Il Santuario di N.S. della Vittoria, "imbriccato"  sulla contorta strada che da Mignanego conduce a Savignone, non è antico come altri del suo genere, ma può vantare una peculiarità singolare rispetto agli altri centri devozionali dei dintorni. 

N.S.della Vittoria cartolina edita da  Martignone Busalla nel  1916


Già, non origina da una "apparizione" ma bensì da un "sogno", e non procurò guarigioni miracolose, bensì una vittoria in battaglia.

Quindi, trattandosi di un "miracolo bellico" possiamo ben comprendere il nome: "N.S. della Vittoria"

Parliamo di una "chiara vittoria", inaspettata, e quindi a buona ragione "miracolosa".

Per questo post non abbiamo sfogliato la solita pila di libri polverosi e "noiosi", non abbiamo dovuto girare per biblioteche... questo è stato un post facile facile, di tutto riposo, un semplice riassuntino di quanto trovato su wikipedia, non è il Vangelo, ma in mancanza di meglio, proviamo a prenderlo per buono. Se diremo qualche inesattezza, ci correggerete.

 
Santuario di N.S. della Vittoria - cartolina edita da G.Maccia Milano e spedita nel 1929




Il 10 maggio 1625 il duca di Carlo Emanuele I di Savoia, alla testa di 8000 soldati franco-piemontesi ben addestrati ed armati di tutto punto, stava marciando baldanzosamente verso Genova dopo aver conquistato la maggior parte del territorio della Repubblica. 

Ad affrontarlo, al solo scopo di ritardarne l’avanzata, era stato mandato un reparto di poche centinaia di soldati Genovesi che si attestava al passo del Pertuso al comando di Stefano Spinola, Commissario d'Armi della Valpolcevera. 
Ad essi si unirono i polceveraschi guidati dal parroco di Montanesi Giovanni Maria Lucchini ed  alcuni banditi arruolatisi nelle file dei difensori della Repubblica con la promessa della grazia al termine del conflitto, capeggiati da un certo Giambattista Marigliano.

Inaspettatamente questo esercito raccogliticcio, combattendo valorosamente con la forza della disperazione e favorito dall'asprezza del luogo, costrinse le truppe franco-savoiarde a ritirarsi. 
Nel corso dei combattimenti lo stesso duca fu sfiorato da un colpo di archibugio che uccise un suo segretario. 

Questa vittoria, straordinaria e del tutto inaspettata, fu subito attribuita dai genovesi all'intervento miracoloso della Madonna, che sarebbe apparsa in sogno a don Lucchini, incoraggiandolo a resistere ed avrebbe compiuto diversi prodigi in favore dei resistenti polceveraschi.

Nei giorni seguenti, il previsto arrivo di truppe spagnole provenienti da Milano,  in rinforzo ai genovesi, costrinse i franco-piemontesi ad abbandonare definitivamente l’impresa. 

Sull'onda emotiva che fece seguito alla vittoria fu immediatamente decisa la costruzione di una cappella subito divenuta meta di pellegrinaggi.




Nel 1637 il governo della Repubblica di Genova anche per accrescere il proprio prestigio in campo internazionale, incoronò la Madonna Regina della città. In questa occasione donava al santuario una pala d'altare che raffigurava la Vergine in trono tra i Santi protettori della Repubblica, oggi sostituita da una statua, attribuita a Tommaso Orsolino .

La cappella originaria fu ingrandita, divenendo una chiesa vera e propria, che fu inaugurata nel 1654, nonostante ritardi e problemi tecnici che interessarono i lavori.

Durante la guerra di successione austriaca, tra il 1746 e il 1747 la chiesa subì gravi danni  e fu ricostruita nel 1751.

Cartolina edita da Barberis e spedita nel 1929



Il santuario della Vittoria divenne una delle principali mete domenicali degli abitanti della Val Polcevera, tradizione che, a motivo della sua origine, si consolidò con l'instaurarsi del clima patriottico che caratterizzò il periodo tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale. In quel periodo divenne un importante punto di riferimento per gli ex combattenti, che vi hanno portato cimeli di guerra ed ex voto in segno di ringraziamento.

cartolina ricordo, non circolata


Sul piazzale sono conservati i resti di un obice austriaco della prima guerra mondiale, donato al santuario nel 1919 dal generale Armando Diaz e un pezzo d'artiglieria della seconda guerra mondiale, strappato ai tedeschi dalle brigate partigiane che operarono nella zona durante la lotta di liberazione. Si tratta di un cannone anticarro tipo 7.5 cm PaK 40 prodotto dalla Rehinmetall-Börsig.
In occasione della consegna dell'obice (si tratta di un 8 cm M.75) donato dal generale Diaz fu anche collocata sul muro del campanile la targa, tuttora esistente, con il testo del Bollettino della Vittoria dello stesso generale Diaz (novembre 1918).

cartolina edita da Marconi spedita nel 1965



lunedì 9 gennaio 2017

San Vittore di Prè alias Nostra Signora della Fortuna e San Vittore






Una chiesa oggi scomparsa, il cui campanile ancora occhieggia sui tetti di Prè:  San Vittore.

San Vittore, articolo di Alessandra Frondoni su "Medioevo Demolito Genova 1860-1940" a cura di Colette Doufour Bozzo e Mario Mercenaro, Pirella editore.




La data di fondazione è incerta, si parla di una chiesa antichissima  sulle cui fondamenta i benedettini del monastero di San Vittore di Marsiglia eressero la loro chiesa genovese, sulla spiaggia, fuori delle mura di Genova, intorno all'anno mille.

San vittore XI sec, da Una città portuale del Medioevo - Bianchi e Poleggi - Sagep


La prima menzione della chiesa risale infatti al 1095 come "cella" del Monastero marsigliese.

Si trattava di una chiesetta orientata parallela alla spiaggia;  con una unica navata, appoggiata al terreno a monte della chiesa ed una ala, lato mare.
Un piccolo monastero sorto in una località disabitata, il cui unico "vicino" era la chiesetta di San Sisto, situata un poco più a levante, sulla strada costiera che oggi identifichiamo con via Prè

Bisogna arrivare al XIII secolo per vedere la zona stabilmente edificata  e dotata di "ogni comfort" come testimonia la cartina che segue.

San vittore XIII sec, da Una città portuale del Medioevo - Bianchi e Poleggi - Sagep

Verso la fine del 1200 sugli scali di Boccadebò cominciano a sorgere le strutture militari dell'Arsenale e della Darsena delle Galere.
Tra queste due strutture militari e l'abitato nasce quindi una stradina che su una mappa del Brusco troviamo col nome di "strada della Marina" (da non confondersi con quella delle Mura della Marina) mentre in altre mappe la troviamo come "strada lungo l'Arsenale".

Intorno al XIV secolo la chiesa venne sopraelevata, costruendo una nuova chiesa sopra quella preesistente. La nuova chiesa  venne questa volta realizzata con tre navate, espandendosi verso monte.
Nello stesso periodo  vi sono documentate le presenze di due Oratori.


La chiesa fu anche per qualche tempo la sede della confraternita "Morte ed Orazione" probabilmente insediatasi nella vecchia chiesa inferiore, all'epoca adibita  a cripta sepolcrale. In seguito la confraternita si trasferì in sede propria accanto alla chiesa di S.Sabina in via delle Fontane.

Una mappa di Bianchi e Poleggi  del XV secolo ci illustra la situazione sopra descritta.

San vittore XV sec, da Una città portuale del Medioevo - Bianchi e Poleggi - Sagep



La chiesa non godeva di una buona situazione economica, non avendo rilevanti rendite terriere nè funzioni parrocchiali ed avendo in pratica come unico benefattore la famiglia Centurione.

Poi, nel 1636, avvenne il "miracolo" della Madonna della Fortuna: una ragazzina caduta dalla finestra e rimasta miracolosamente incolume, sostenne di essere stata sorretta da una figura identica alla polena di una nave irlandese, che si trovava in un magazzino sottostante, dopo essere stata recuperata sulla spiaggia .

Il  miracolo venne riconosciuto dalle autorità ecclesiastiche e la statua/polena venne restaurata e posta in una cappella della chiesa costruita a spese di Cristoforo Centurione.

La statua fece la fortuna della chiesa generando pellegrinaggi e donazioni,  tanto da farle anche mutare il nome. Infatti nel 1735 la chiesa prese il nuovo titolo di " Santa Maria della Fortuna e San Vittore".
Nonostante ciò, alla fine del secolo, la chiesa era in cattive condizioni quando venne chiusa al culto nel 1799 in base alla legge del 1798 sulla soppressione degli enti religiosi.
La statua della madonna della Fortuna fu trasferita alla chiesa di San Carlo in via Balbi, inseme ad arredi e "titoli".  In questa cartolina del 1933 vediamo  la statua nella sua nuova collocazione .


N.S.della Fortuna - chiesa di S.Vittore e S.Carlo - v.Balbi 1933



La chiesa venne chiusa al culto e, dopo varie vicende che non staremo ad enumerare, venne incamerata nelle strutture del Palazzo Reale che i Savoia acquistarono nel 1823.



Dell'esterno della chiesa ci è pervenuta una sola immagine che abbiamo trovato nell'articolo di Alessandra Frondoni su "Medioevo Demolito Genova 1860-1940" a cura di Colette Doufour Bozzo e Mario Mercenaro, Pirella editore.  Trattasi della vista laterale dalla parte del mare. 

San Vittore, articolo di Alessandra Frondoni su "Medioevo Demolito Genova 1860-1940" a cura di Colette Doufour Bozzo e Mario Mercenaro, Pirella editore.



L'allargamento della via dell'arsenale per la costruzione della nuova  strada carreggiabile Carlo Alberto (1831-39) ne portò  via una bella fetta, ovvero tutta la navata destra, mentre la formazione della piazza dello Statuto,  davanti ai giardini reali,  richiese la demolizione di un pezzo della della parte anteriore dell'edificio.
Entrambi i lati sono stati "tamponati" con facciate di stile ottocentesco ancor oggi visibili.  Gli interni superstiti sono stati ristrutturati per ospitare pertinenze del Palazzo Reale ed una caserma della Guardia di Finanza. (da qualche anno traslocata altrove)
Solo il campanile esiste ancora nella sua forma originale.

Contemporaneamente a questi lavori,  veniva creato il "passaggio al Regio Arsenale" (terminato nel 1839 e collaudato nel 1940) che è entrato nel linguaggio comune dei genovesi come "ponte reale"   (da non confondersi con l'antico Ponte Reale situato davanti al Palazzo San Giorgio e noto per il suo "barchile" ) .
 Il disegno che segue non mi sembra molto chiaro  per quanto riguarda le demolizioni (o si tratta solo di un progetto "preliminare" poi cambiato)  in quanto la chiesa verrà poi "tagliata" a filo del "ponte reale"  su piazza dello Statuto come dimostrano le foto scattate a lavori ultimati.

San Vittore, articolo di Alessandra Frondoni su "Medioevo Demolito Genova 1860-1940" a cura di Colette Doufour Bozzo e Mario Mercenaro, Pirella editore.


Ed ora la sezione frontale della chiesa e il "ponte reale"

San Vittore, articolo di Alessandra Frondoni su "Medioevo Demolito Genova 1860-1940" a cura di Colette Doufour Bozzo e Mario Mercenaro, Pirella editore.



 
 Ed ecco una foto presa da ponente che ci mostra la nuova facciata su piazza delle Statuto
 ed il "cosiddetto ponte reale".

parte cartolina edita da Mangini



Qui la Piazza dello statuto senza l'attuale mercato . Vediamo i giardini del palazzo reale ed il passaggio sopraelevato tra il palazzo e l'ex chiesa che conduceva al "cosiddetto ponte reale".

Foto trovata sul Web



Nel 2010, con il trasloco della Guardia di Finanza, i locali vennero messi a disposizione della Sopraintendenza ai Beni Archeologici che ha fatto ispezioni e rilievi e consentito visite guidate.
  
Non siamo a conoscenza di pubblicazioni ufficiali su questi studi, salvo quanto riportato in alcuni articoli giornalistici di cui riportiamo i links qui di seguito.
http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/03/24/news/chiesa_mille-2857061/
http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/03/23/foto/sotto_via_pr_un_altra_commenda-2855379/1/

Il "cosiddetto ponte reale" , costruito allo scopo di consentire ai Savoia  un accesso diretto dal Palazzo alla Darsena  senza passare per la città,  fu poi demolito nel 1964 per permettere la costruzione della "Sopraelevata"

Foto di Giangavino Pinna su FB


Per il momento è tutto qui ma speriamo di trovare notizie sugli studi effettuati in questi ultimi anni.




venerdì 30 dicembre 2016

La mostra dei presepi del Santuario Dell'Acquasanta




Presso il Santuario dell'Acquasanta non c'è un solo presepe, ma una intera mostra di presepi molto originali.
Per "tirala in lungo" ve li presentiamo divisi in diversi post, anche perchè il materiale è tanto ed un solo post verrebbe un pò lunghetto.
Nel frattempo ci scusiamo per la qualità delle foto, che abbiamo fatto col cellulare, in quanto non eravamo andati lì per fare fotografie, perchè non eravamo al corrente della mostra, e ci siamo capitati per puro caso.

Cominceremo con un presepe "tradizionale" che ha però una particolarità, quella di avere tutte le statuine fabbricate con il mais: granelli, pannocchie e sopratutto foglie di mais.
In questa "Annunciazione" vogliate notare la delicatezza delle ali dell'angelo e delle vesti, tutto fatto con le "foglie interne" della pannocchia





















Purtroppo alcune delle scene più significative sono venute male in fotografia per la disposizione delle luci e dei riflessi dei vetri ed abbiamo dovuto scartarle.

Faremo seguito con un successivo post per mostrare altri presepi che abbiamo scelto fra quelli esposti e fotografabili con i modesti mezzi che avevamo a disposizione.

Consigliamo agli appassionati del settore una visita di persona certi che non rimarranno delusi.


sabato 24 dicembre 2016

Restauro della "Adorazione dei Magi" - di Joos Van Cleve 1515ca






Sabato 17 Dicembre 2016, ore 10,00.
Chiesa di San Donato, Cappella di San Francesco, ex oratorio dei Falegnami.
Adorazione dei Magi - di Joos Van Cleve 1515 ca - (fig. 1 e 2)
Opera commissionata intorno al 1515 da Stefano Raggio, raffigurato nell'anta di sinistra.
 

  

Il dr.Giacomo Montanari e la dott. Maria Clelia Galassi (Università degli Studi di Genova) ci hanno ampiamente parlato della storia del pittore e del quadro e delle motivazioni del committente, inquadrati nel quadro storico dell'epoca. (fig 3 e 4)
 
L'opera era un tempo esposta sulla parete sinistra della chiesa. Venne rubata e smembrata. Una volta recuperata fu ricomposta e ripulita ma, anche a causa delle traversie subite, il "primo restauro" non ebbe buon esito. Le diverse tavole di cui era composta l'opera cominciarono a separarsi dando segnali preoccupanti per la buona conservazione del trittico.




Il restauro definitivo venne affidato ad Antonio Silvestri, Maestro Restauratore, (il "dottore" che ha curato e ringiovanito tante statue lignee e "casse processionali"). 




Il lavoro, particolarmente difficile, è giunto finalmente a buon fine ed un sorridente Sig. Silvestri può anche svelarci le figure dipinte nel 700 sul retro delle "ali" della pala, che non avevamo mai avuto modo di osservare (le diverse fasi dei restauri sono mostrate nelle figure che seguono)
Ma per avere un restauro ci vuole un finanziatore, e qui è intervenuta l'Associazione Culturale Giano che, con i proventi di quasi due anni di attività, ha finanziato l'opera.

Le ultime due foto sono proprio dedicate alla associazione Giano e mostrano tre componenti del "direttorio" e la "platea" dei "soci paganti" 

mercoledì 14 dicembre 2016

La Cava della Chiappella ed il Matitone






Foto di Paolo Campora


Eccolo, il Matitone, brutto ma simpatico.  Oggi caratterizza il paesaggio genovese, svettando alto e tozzo, sgraziato, un pò buffo, ma, in fondo simpatico.  Svetta su un pezzo di Genova che non definiremmo bello nemmeno con gli occhi del cuore.

Infatti il Matitone, troneggia su una modesta, vecchia, palazzata di edilizia popolare del 1800 e nasconde come può l'orrenda cicatrice della "Cava".  Quella specie di anfiteatro di ripido cemento che si intravede dietro al Matitone, è infatti quel che rimane dell'enorme scavo compiuto a spese della collina retrostante la Chiappella.
Con quei massi e quelle pietre hanno costruito i moli che hanno fatto grande il porto di Genova, lasciando però quella immane cicatrice, mai rimarginata,  nel cuore del quartiere.


Qui vediamo la Cava e la palazzata  dietro alla quale sorgerà il Matitone

Fine 1800 la Chiappella

 Schema della cava da un disegno acquarellato dell'ing. Pietro Giacone 1880

da: "Settant'anni di autonomia del porto di genova 1903-1973" Sagep ed.



Ma torniamo al Matitone, tozzo, dicevamo con le sue righe orizzontali che ne accentuano la larghezza a scapito dell'altezza, quasi che l'architetto si fosse pentito di aver messo su tanti piani e volesse farlo sembrare più largo che alto.

Foto dal Web


Il Matitone è opera recente, del 1992, con i suoi 26 piani raggiunge i 109 metri, superando così anche la Torre Piacentini (108 metri) e gareggia con il "Bigo del Porto Antico"  per cercare di rubare alla Lanterna il titolo di "simbolo della città"

Cosa c'era prima del Matitone lo abbiamo visto nella foto precedente, quella della cava con pochi edifici intorno, tutti colorati, una visione quasi allegra.

Prima ancora, come vediamo nella immagine che segue, c'era una cresta collinare ininterrotta che arrivava fino al mare. Rare case, qua e là, ed il monastero di San Benigno.

 dettaglio della veduta di Gio.D.Rossi -.1643 -  SAGEP -  Porto di Genova




Ma ora proviamo a guardare la cava un poco più da vicino e ci appare tutta un'altra visione, squallida, quasi apocalittica: rocce spezzate, fumo, macchinario e strutture di ferro.
La cava ospitava infatti la sua centrale elettrica ed una fabbrica di cemento, con le loro inquinanti ciminiere. 

foto archivio CAP


Vi venne costruita anche una stazione elettrica di trasformazione della corrente al servizio delle ferrovie del porto.

Poi venne la stagione dei grandi progetti.
Quasi contemporaneamente tra il 1927 ed il 1935 la parte meridionale della cava e buona parte della collina di San Benigno vennero spianate per realizzare tre grandi vie di collegamento Via Di Francia, via Cantore e Lungomare Canepa.
Sampierdarena perdeva così il suo millenario isolamento. Nella nostra mappa del TCI del 1916 vediamo via di Francia in progetto (provvisorio), a fianco delle officine elettriche delle FFSS. 

cartina TCI 1916


La decisione di eseguire il taglio di via di Francia venne presa nel 1900, riapprovata nel 1925 e finalmente nel 1929 l'importante opera fu portata a termine . Qui i lavori dal lato di Sampierdarena.

 da GENOVA SCOMPARSA -  ed. MONDANI

Il taglio visto da levante
cartolina ristampata da Mangini



Contemporaneamente agli scavi, con il materiale di risulta, si costruivano i nuovi moli del bacino di Sampierdarena. Qui siamo nel 1931, a via di Francia ormai compiuta e si continua a scavare sia alla Chiappella che sotto le caserme di San Benigno.

Archivio Regione Liguria


Nel 1935 arrivò la camionale con l'elicoidale ed a quel punto la parte terminale della cava era sparita mentre la parte iniziale veniva "tamponata" e consolidata da una colata di cemento.

archivio CAP



Come anticipato poche righe fa, nel 1935 veniva completata anche via Cantore (poi inaugurata ufficialmente nel 1938 da B.Mussolini) e si completava così lo spianamento della Cava.  Un pezzetto del colle di S.Benigno con i ruderi delle Caserme resistette ancora fin dopo la guerra, ma questa è un'altra storia.

costruz. di v. Cantore1931 da GENOVA SCOMPARSA - ed. MONDANI


Concludiamo con la visione attuale offerta da "Google map" e scomettiamo che il buon Gio D. Rossi, se potesse vederla, non riconoscerebbe nell'attuale la "sua" Genova  del 1643.